Dieci semi nerd intenti a twittare l’intweettabile su un’opera lirica in diretta dal primo palco a destra del Teatro dell’Opera di Firenze, casa del Maggio Musicale Fiorentino. Non è l’inizio di una nuova serie tv (anche se considerando com’è andata dopo, non sarebbe una cattiva idea), ma del progetto #neverlandOF. Si tratta di un’esperimento importante in ambito culturale, soprattutto perché tenta di “svecchiare” un tipo di comunicazione che è sempre stata istituzionale e sempre rivolta a un pubblico decisamente classico e conservatore.

Per potersi candidare ed entrare a far parte del #neverlandOF Team era necessario avere un account Twitter attivo da almeno un mese con minimo 50 tweet (di cui almeno due nel mese di dicembre) e seguire l’account ufficiale dell’Opera di Firenze (aka @maggiomusicale). Niente requisiti sui propri interessi e argomenti twittati… insomma l’Opera dei Firenze non cercava grandi conoscitori di lirica, ma persone normali che potessero avvicinarsi a questa arte senza filtri e aspettative, e qui sta il successo del progetto.

Mi sono candidata subito perché il mio 2014 si è concluso nell’insegna del teatro di prosa, un nuovo interesse che è scoppiato in me in pochi mesi e mi ha subito conquistato. Perché non allargare maggiormente i miei orizzonti e guardare verso l’opera lirica? Avevo i requisiti richiesti e ho twittato la mia candidatura senza pensarci troppo. Il 22 gennaio l’Opera di Firenze ha annunciato i primi 10 vincitori ed ecco lì il mio nome in cima alla lista (ma solo perché erano messi in ordine alfabetico, tranquilli!). L’opera che avremmo dovuto raccontare era “I Puritani” di Vincenzo Bellini. In palio due biglietti per un’altra opera della stagione per chi avesse generato più retweet e un biglietto per un concerto a chi avesse pubblicato il tweet più originale.


E allora eccoci lì, convocati a teatro il giorno della prova generale, un po’ imbarazzati e terrorizzati dalle domande tecniche. “Chi di voi è mai stato all’opera?“: si alzano giusto due mani ed è subito panico. La maggior parte di noi non si vergogna a dire che è la prima volta e la nostra guida speciale Simone Vairo si affretta a rassicurarci, siamo stati scelti anche per quello (e noi speriamo non si pentano per questo)! Ci spiega gli hashtag da usare, ci racconta com’è nato #neverlandOF (grazie all’intuizione di Paola Calvetti e Operavoice), ci prepara sull’opera che andrà in scena. E poi ci accompagna nel nostro primo palco a destra: un rifugio bellissimo con vista privilegiata e soprattutto una rete wifi schermata da cui twitteremo senza disturbare il pubblico classico dell’opera. Dopo un minuto mi sento già nel posto giusto, cominciano le prove generali e resto subito senza parole di fronte alla scenografia. Prendo le misure perchè ci sarà bisogno di essere parecchio multitasking: seguire quello che accade sul palcoscenico, leggere i sottitoli del libretto, fare foto e video, pensare a cosa scrivere e twittare. Dopo 40 minuti decido di non seguire tutte le prove generali perchè il giorno della prima voglio la sorpresa e voglio che gli occhi “della prima volta” guidino il mio twitracconto.

E poi mercoledì finalmente il gran giorno de “I Puritani” e di #neverlandOF, si fa sul serio. Nei miei sogni dovevo uscire di casa come Julia Roberts esce dalla stanza d’albergo in Pretty Woman, con accanto Richard Gere, un abito principesco e una collana di rubini da urlo. Nella realtà mi avvicino molto di più a Bridget Jones (che poi per chi non è mai stato alla prima di un’opera il problema outfit non è mica roba da poco!). Non so perchè mi sono lasciata convincere a fare un’intervista a Controradio per raccontare il progetto… so già che riderò nervosamente e dirò cose senza senso, mentre vorrei riuscire solo a spiegare quanto mi sento fortunata di essere nei magnifici 10 di #neverlandOF! Non ci riesco benissimo a mio parere, ma potete giudicare voi stessi ascoltando l’intervista qui (dal minuto 34 circa).


Passata l’ansia da intervista, Simone Vairo ci fa un altro regalo (come se essere lì non fosse già abbastanza) e ci porta nei camerini da Giuseppe Palella, il costumista che ci racconta il suo lavoro degli ultimi mesi, dall’idea iniziale ai primi bozzetti, fino alla realizzazione dei costumi. Sono una persona che si emozione facilmente di fronte a cose come questa ed entrare nei camerini a pochi minuti da una prima è stato un privilegio: mi muovevo a passi piccoli, per non disturbare, mi sembrava di profanare un luogo sacro. Gli attori giù truccati si aggiravano nei corridoi in cerca di concentrazione, la protagonista Jessica Pratt ci apre le porte del suo camerino mentre Palella ci spiega tutti i segreti dei suoi bellissimi abiti di scena. Non so cosa avranno pensato a vedere dieci folli armati di smartphone fino ai denti che scattavano fotografie a qualsiasi dettaglio dei loro camerini! Ad ogni modo il dietro le quinte ha un fascino unico, quello di qualcosa che di solito resta nascosto, celato a tutti, ed è per questo che sembra così prezioso

Il tempo vola, così risaliamo e finalmente ci posizioniamo nel nostro regno, il primo palco a destra. Il sipario si alza… e il resto è storia! Anzi per chi volesse rileggere tutti i nostri tweet ecco lo storify.

Ognuno ha twittato l’opera con i propri occhi e le proprie sensazioni. Da profani abbiamo scherzato sulla storia d’amore tra Elvira e Arturo (che su Twitter senza l’ironia non sei nessuno), abbiamo sostenuto il triangolo amoroso, abbiamo cercato analogie col mondo reale, ci siamo emozionati quando lei cantava la sua follia amorosa, e poi alla fine abbiamo applaudito. Di cuore. Perchè è stata un’esperienza vera, perchè ci siamo divertiti, che poi è la cosa più importante. E ci siamo sentiti a casa (e di questo grazie di cuore all’Opera di Firenze).


Ho letto qualche commento polemico su questa iniziativa sulla pagina Facebook del teatro. Un po’ me l’aspettavo il famoso spirito conservatore del pubblico dell’opera. A loro vorrei dire solo una cosa: dopo aver visto le fotografie che ho postato sui social e letto i miei tweet molti amici mi hanno detto che sono rimasti incuriositi dal mio entusiasmo e che vorrebbero prendere un biglietto ed andare a vedere un’opera per la prima volta. Questa è la risposta, ecco perchè #neverlandOF ha funzionato. Non c’è altro da dire. Se l’arte (peraltro un’arte complessa e altissima come l’opera) trova altri canali attraverso cui passare e raggiungere persone che da sole non avrebbero mai comprato un biglietto, che male c’è? E a maggior ragione se lo fa attraverso un’esperienza bellissima che viene offerta a un gruppo di ragazzi, dov’è il problema?

Ci vuole più apertura, ci vuole più promozione sui social, ci vogliono più #neverlandOF.

E adesso il bando si riapre: nuovi dieci fortunati saranno scelti per la prima di Dido and Æneas/Le jeune homme et la mort (1 marzo 2015). Anche se spero che altri possano vivere un’esperienza così bella, io intanto mi ricandido.

Questi di #neverlandOF hanno creato un mostro!

 

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