Come e quanto i social media possono rappresentare una risorsa per gli enti culturali? Hanno cercato di rispondere a questa domanda i diversi relatori presenti alla conferenza “I social media per la cultura. Una risorsa per la crescita”, organizzata ieri a Firenze da Cam Arts Consulting e Società Dante Alighieri.

Ho sempre pensato che proprio a Firenze, città in cui è impossibile non trovare almeno un evento culturale degno di nota ogni giorno, ci fosse un grande margine di crescita per l’uso dei social network da parte degli enti culturali. Tante bellissime attività non sono pubblicizzate a dovere e non raggiungono completamente il target a cui potrebbero essere destinate. Mi è capitato spesso di scoprire eventi bellissimi su Facebook o su Twitter, grazie alle condivisioni in bacheca di amici che avevano avuto modo di venirne a conoscenza. A volte li ho scoperti in tempo per andarci, a volte (troppo spesso) a posteriori, e ho perso un’occasione unica. Parliamoci chiaro: non leggiamo sempre i giornali locali e in città non guardiamo sempre locandine e manifesti. Però siamo connessi su Facebook almeno una volta al giorno. Ed è questa la nuova “piazza” in cui incontrarsi, in cui annunciare gli eventi culturali, in cui raccontare cosa c’è dietro perché ogni evento diventi anche un’esperienza di valore.

Come ha mostrato Andrea Maulini (esperto in social media marlketing e AD di Simulation Intelligence) nel suo intervento, il pubblico della cultura è il pubblico di Facebook: fascia d’età tra i 25 e i 45 anni, il 65% sono donne e il 35% uomini, il 90% sono diplomati, nell’85% dei casi usano internet e vedono i social network come fonte di informazione (dati Istat del 2013). Solo sulla base di questi numeri è chiara l’esigenza di sfruttare questi strumenti. Ma come farlo? Intanto bisogna capire quali utilizzi possono esserci per i social in generale, e poi vedere quale singolo utilizzo può essere fatto per ciascun social network. Perché alla base di tutto bisogna capire che ogni piattaforma è diversa ed offre modalità comunicative differenti.

Allora perchè usare i social media? Lo scopo principale è quello di raccontare e soprattutto raccontarsi. Far emergere i propri valori, le proprie scelte, la propria identità attraverso foto, video, racconti, interviste. Vuol dire aprire una finestra sul proprio lavoro che non abbia alcun filtro e lasciare che il pubblico scopra cosa c’è dietro un teatro, un festival, un museo. Vuol dire coinvolgere il pubblico in prima persona. Tutto questo naturalmente non fa che migliorare la brand reputation, accresce il consenso e la notorietà, migliora l’immagine. I social network possono anche essere utilizzati per promuovere le proprie attività e, in alcuni casi, anche vendere e offrire dei servizi.

”Noi usiamo i social per raccontare la vita del teatro, oltre quello che si vede sul palcoscenico, oltre quello che c’è pagando il biglietto”, ha detto un altro dei relatori, Riccardo Ventrella, responsabile comunicazione e marketing della Fondazione Teatro della Pergola. “Individuando uno specifico comunicativo e un tono giusto, riusciamo ad agganciare una audience che può non essere il pubblico classico delle nostre rappresentazioni”, ha aggiunto. Il Teatro della Pergola di Firenze a mio parere fa un ottimo lavoro sui social, specialmente su Twitter e Youtube. Proprio ieri hanno raccontato con una diretta su Radio Toscana e sul loro account Twitter ufficiale la prova generale del nuovo spettacolo (ecco lo storify http://bit.ly/1tiKFvn), aprendo le porte ad un momento intenso e unico e lasciando salire sul palcoscenico il pubblico insieme agli attori.

Se il Teatro della Pergola si trova più a proprio agio con Twitter e Youtube, ogni ente culturale può scegliere la piattaforma social che meglio si adatta alla propria attività. Sempre Andrea Maulini ha sintetizzato benissimo gli usi di ciascun social network:

  • Facebook: racconto e interazione
  • Twitter: tips e viralizzazione
  • Youtube: accessibilità e diffusione
  • Pinterest: eleganza e vetrina fotografica
  • Instagram: innovatività e “dietro le quinte”
  • Vimeo: alta qualità e originalità

Durante la conferenza sono stati mostrati alcuni case history di successo che hanno provocato brividi in sala. Eccone alcuni:

La domanda è: in Italia siamo pronti per fare qualcosa del genere? Si combatte contro budget risicati, mancanza di professionalità adeguate e scarsa propensione all’innovazione in questo campo. Qualcosa però si sta muovendo negli enti culturali e le idee ci sono, come la conferenza di ieri ha dimostrato.

[to be continued (?)]

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