#NeverlandOF, parte seconda. Chi l’avrebbe mai detto che ce ne sarebbe stata un’altra! Eppure l’Opera di Firenze trova sempre il modo di stupirmi. La mia prima volta a twittare un’opera lirica è stata bellissima (qui il racconto per chi se lo fosse perso), ma tornarci la seconda ha proprio il sapore del prestigio, dell’onore, della gratitudine. Che non avessi conoscenze in materia lo avevate già capito tutti alla prima (e io comunque non ho fatto che ripeterlo come un disco rotto all’intervista radiofonica), eppure domenica sera eccomi di nuovo nel primo palco a destra ad ammirare Dido and Aeneas / Le jeune homme et la morte, in una serata speciale all’insegno del balletto (anche in questo caso non sono esperta, ma chi in gioventù non ha provato la presa di Dirty Dancing? Ammettiamolo, please).


La prima sfida della serata è stata sdoganare il viola a teatro, tanto per cominciare. Poi io e il mio vestitino viola siamo di nuovo scesi nei camerini a sentire l’odore dell’attesa e la frenesia della prima. La regista Marina Bianchi è stata la nostra guida (bellissimo avere sempre un Virgilio tutto per noi) e ci ha descritto l’amore di Didone ed Enea attraverso i suoi occhi: lo ha immaginato pulito, essenziale, tenue, senza sangue e senza pugnali, ma emotivamente fortissimo e attuale. E anche la coreografa Maria Grazia Garofoli ci ha spiegato che la danza ha seguito volutamente la stessa lingua della regia, in un’unità ricercata d’intenti.

Abbiamo potuto sbirciare la trasformazione di Francesca Aspromonte in Belinda sotto le mani invisibili ma operose di truccatori e parrucchieri e fatto uno scatto con il povero Enea (Leonardo Cortellazzi), ben cosciente che nel primo palco a destra avremmo preso le difese di Didone. E anche questa volta mi sono messa a pensare a quanto lavoro ci sia dietro il sipario di un palco: a quanti dettagli insignificanti diventano parte determinante di un tutto.

Ma le emozioni a #NeverlandOF vanno gestite perchè sono tante e arrivano tutte insieme. Così luci spente, orchestra e sipario eccoci tutti pronti alla guerra dei tweet. Questa volta in realtà ero in veste di guest e non ho potuto partecipare alla sfida, ma questo non mi ha certo impedito di consumare tutta la batteria nella spasmodica ricerca del racconto perfetto in 140 caratteri! L’opera è stata molto particolare e molto diversa dalla precedente: dalla scenografia quasi spaziale e dai costumi maestosi dei Puritani alle colonne greche e ai vestiti dai colori tenui di Dido and Aeneas. Mi ha colpito quel mix visivo di corpi, di danzatori e attori, di streghe oscure e sadomaso, di marinai acrobatici. Tanti dettagli legati a epoche diverse slegavano la storia dal suo tempo e la rendevano universale, senza tempo. I colori via via sempre più scuri e plumbei seguivano la disperazione di Didone in perfetta armonia.

E dopo una piccola pausa tutti in rigoroso silenzio ad ammirare Alessandra Ferri e Yonah Acosta in Le Jeune Homme et la Mort, un tripudio dell’amore tragico. L’intensità di questo balletto sarà difficile da dimenticare: la morte, vestita di giallo e dalle mani nere, danza con un uomo innamorato e disperato. Gli applausi alla fine facevano tanto assomigliare il nostro primo palco a destra a una curva da stadio!

La vera sorpresa (e il successo) di questo #NeverlandOF bis sta anche nella grande intuizione di scegliere ragazzi stranieri, studenti della NYU Florence. Questo ha dato un tocco decisamente internazionale a questa bellissima iniziativa, permettendo di allargare tantissimo la twit-platea che ha potuto vivere l’esperienza dell’opera attraverso i nostri occhi (e soprattutto le nostre velocissime dita, qui lo storify). Questa volta il magico team di #NeverlandOF ha twittato in ben tre lingue diverse: italiano, inglese e tedesco. Ditemi voi se non è questo un uso geniale di Twitter da parte di un teatro.

Al di là del mio personale racconto (per lo più ironico), l’emozione più bella che ho provato in questa “seconda volta” a #NeverlandOF è stata quella di sentirsi un po’ a casa. E’ buffo perché quel teatro all’inizio mi faceva un po’ paura, o meglio è uno di quei luoghi che inevitabilmente mi fanno sentire sempre un po’ impacciata (da moderna Bridget Jones quale sono), e invece questa volta l’impressione è stata totalmente diversa. Camminare in quello spazio bellissimo tra manifesti dal sapore vintage e costumi di scena sontuosi, cercare inutilmente di farsi un selfie al tweet wall, salutare tutte le persone che hanno reso possibile tutto questo (e qui un grazie di cuore a Simone, Daniele, Stefano e Paola è doveroso), è diventato una delle cose più naturali del mondo. Vuoi vedere che divento una di quelle fissate dell’opera che fanno anche l’abbonamento? Secondo me non manca poi tanto. E intanto chissà che la seconda volta di #NeverlandOF non diventi una terza… La Traviata mi vuole, lo so!