Tra qualche giorno festeggio un anniversario importante: il primo anno senza il mio vecchio lavoro da dipendente. E anche un mezzo anniversario non da meno: sei mesi da freelance con Partita Iva nel magico mondo del social media marketing. Beh un tempo sufficiente per fare un primo bilancio della mia nuova vita. Potrei già elencare decine di pro e decine di contro e fare un’analisi dettagliata per chi sta seriamente pensando di cambiare vita professionale e buttarsi senza paracadute come ho fatto io, ma la prima cosa che imparerete nella vostra #vitadafreelance è che non si ha mai abbastanza tempo per fare tutto. Quindi lascio il lungo resoconto per tempi migliori. 

Bastano questi dieci micro (macro) cambiamenti per darvi un’idea di cosa vuol dire essere freelance:

1. Scoprire l’ansia da mancanza di creatività. “Oddio il piano editoriale della scorsa settimana è piaciuto tantissimo al cliente, ha avuto ottime interazioni su Facebook, saprò farne un altro all’altezza?”. Sì, nei momenti meno opportuni e poco creativi, ti verranno le idee giuste: perché la creatività quando la alleni ogni giorno, impari a tenerla in forma! Provare per credere.

2. L’autoformazione non è mai abbastanza. Siti da leggere, blogger da seguire, gente a cui twittare, eventi a cui partecipare, competitor da analizzare: questo lavoro non si può fare senza correre per restare al passo con le trasformazioni del settore. 

3. Invidiare Gianni Morandi e desiderare di essere come lui. E’ il fenomeno del momento, noi socialmediacosi restiamo lì a guardarlo, stupiti.

4. Non avere più voglia di usare i propri canali social. Prima postavi almeno due foto al giorno su Instagram e condividevi articoli su Facebook tutte le mattine? E’ probabile un calo evidente dopo le prime tre settimane da freelance, ma non preoccuparti. Quando sei costretti a stare sui social tutti i giorni e a postare per conto dei clienti è assolutamente normale. Come quelli che lavorano in pasticceria e non hanno più voglia di dolci (ok esempio sbagliato, a me non accadrebbe).

5. Avere l’impressione che quando lavoravi da dipendente non facevi praticamente nulla. Vorrei tranquillizzare i miei ex datori di lavoro spiegando che si tratta solo di un’organizzazione diversa del lavoro: il freelance deve anche essere capace di gestire la beghe economiche, cercare nuovi clienti, monitorare le attività negli orari più impensabili. Nell’insieme il lavoro sembra maggiore, di sicuro è più complesso. Non sottovalutarlo.

6. Cercare di capire come mai 10 commercialisti dicono 10 cose diverse sullo stesso argomento. Quando ti vedi con altri freelance si apre sempre un dibattito sulla compilazione delle fatture o sulle spese scaricabili e c’è quello che esordisce con “il mio commercialista mi ha detto…”. Anche gli altri diranno la loro e non ne uscirete vivi. Mantieni la calma e cerca una birra in frigo.

7. Pensare che entro il 35simo anno di età dovrai trovarti un lavoro serio con le giuste tutele. Non per farti venire l’ansia ma dai sempre un’occhiata agli annunci di lavoro. Potrebbe sempre arrivarti un supercliente con un superbudget e consentirti di vivere con la partita Iva anche dopo i 35, ma è un po’ come credere ancora a Babbo Natale.

8. Apprezzare ogni giorno la possibilità di lavorare da casa in pigiama, senza dover attraversare la città bloccata dal traffico. E’ uno dei pochi privilegi quindi goditelo fino in fondo. E se hai una conference call su Skype basta cambiarti la maglia sopra.

9. Andare a caccia di negozietti di oggettisca a poco prezzo per scovare chicche da usare nelle rubriche fotografiche. Se sei soggetto allo shopping compulsivo attenzione: il cliente di solito non rimborsa nulla.

10. Escogitare modi sempre nuovi di chiedere a che punto è il pagamento di una fattura di quattro mesi fa. Non farti prendere dal panico, non essere troppo aggressivo, ma trova il modo giusto per farti ascoltare perché il tuo lavoro vale come quello di chiunque altro. E siccome spesso le email non bastano, chiedi un incontro di persona (magari con un’altra scusa). 

Come vedete basta sapere prendere le cose con filosofia, scherzarci su e alla fine… essere orgogliosi di una scelta rischiosa ma in molti casi l’unica possibile. Sapersi inventare un lavoro in un periodo come questo è da gente in gamba.